«Liberi non sarem se non siam uni»: riflessione sul Risorgimento

20 marzo 2012 alle 13:05 | Pubblicato su Interlinea | Lascia un commento
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Il volume «Liberi non sarem se non siam uni». Il sogno e la costruzione dell’Italia raccoglie gli Atti del ciclo di conferenze promosse dal Dipartimento di Scienze Storiche e Filologiche presso la sede di Brescia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nella ricorrenza del cento cinquantenario della fondazione dello Stato nazionale. «Liberi non sarem se non siam uni», scriveva Alessandro Manzoni nel Proclama di Rimini, inneggiando all’audace ancorché velleitario disegno di Gioacchino Murat, deposto re di Napoli, di unificare l’Italia in una monarchia costituzionale. Posti sotto questo generoso auspicio, i testi qui raccolti intendono richiamare, anzitutto, i princìpi ideali e i vantaggi concreti che stanno alla base del patto volontaristico di solidarietà stretto dagli italiani nella stagione cruciale del Risorgimento. Ne risulta, alla fine, un quadro composito, che coniuga in prospettiva unitaria letteratura, geografia, scuola, editoria, scienza ed economia. Dalle ragioni fondanti dell’unità nazionale e dal nobile esempio di tanti italiani che hanno onorato la patria siamo convinti che si possano trarre le motivazioni più efficaci per le scelte di oggi e l’azione di domani.

UN BRANO DEL LIBRO

Il titolo, «Liberi non sarem se non siam uni», riproduce un verso di Alessandro Manzoni, tratto dal Proclama di Rimini. In questa fremente canzone politica, ricalcata sul petrarchesco Spirto gentil, il futuro autore dei Promessi sposi inneggiava all’audace e sfortunatamente velleitario disegno, concepito nel 1815 da Gioacchino Murat in aperto conflitto con i propositi di restaurazione affermati dal Congresso di Vienna, di muovere guerra all’Austria, col concorso di tutti i patrioti, e cacciarla dalla penisola, unificando l’Italia in una monarchia costituzionale. Posta sotto questo generoso auspicio, l’iniziativa bresciana ha inteso richiamare, anzitutto, le ragioni ideali e i vantaggi concreti che stanno alla base del patto volontaristico di solidarietà stretto dagli italiani nella stagione cruciale del Risorgimento (dall’ Introduzione di Giuseppe Langella).

«Liberi non sarem se non siam uni». Il sogno e la costruzione dell’Italia, a cura di Giuseppe Langella, testi di Edoardo Barbieri, Giuseppe Langella, Guido Lucarno, Pierluigi Pizzamiglio, Mario Taccolini, Xenio Toscani, pp. 184, euro 18

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I personaggi e le storie risorgimentali del Piemonte

19 maggio 2011 alle 15:15 | Pubblicato su Editoria, Interlinea | Lascia un commento
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Il Risorgimento è animato da storie emozionanti, umane, commoventi di uomini e donne che sperarono, soffrirono, patirono la galera, combatterono, vissero e morirono per la patria, l’indipendenza, la libertà, la giustizia e l’uguaglianza. Interlinea vuole rendere omaggio ai protagonisti di questo periodo storico attraverso il libro di Massimo Novelli La cambiale dei mille e altre storie del Risorgimento: l’autore, torinese con ascendenze alessandrine, fa rivivere episodi e personaggi a volte decisivi, a volte apparentemente minori, in taluni casi poco noti oppure venuti alla luce di recente. Un legame con la sua terra d’origine l’autore lo rivela nel racconto Il tricolore di Alessandria:

La storia ci dice pertanto che il giorno dopo l’occupazione della Cittadella di Alessandria, fatta costruire da Vittorio Amedeo II nel 1728 […], gli insorti inalberarono il tricolore e formarono una giunta di governo. A quel punto il colonnello Guglielmo Ansaldi, comandante in seconda della brigata Savoia, proclamò la “solita” Costituzione spagnola e affermò la volontà di battersi per l’indipendenza italiana. Non è che la dichiarazione d’intenti e il desiderio di battersi per l’Italia fossero così chiari e scontati per tutti gli animatori del moto rivoluzionario. E nemmeno il tricolore, sbattuto dal vento ancora freddo di marzo tra spalti e bastioni, era quello che oggi conosciamo. Quale fosse davvero, di che genere e tinta, del resto, è tuttora un mistero. O quantomeno una controversia annosa. Se per alcuni storici la bandiera innalzata dai nostri era sì rossa e verde, in memoria del regno italico, ma anche azzurra per rendere omaggio alla dinastia dei Savoia, per altri il colore del cielo non c’entrava proprio niente e bisognava, semmai, chiamare in causa l’amaranto dei carbonari. Le idee erano (e sono) abbastanza confuse, come si può vedere. Soltanto una cosa pare certa: i pronunciamenti liberali e nazionali, l’ostilità verso l’Austria, che pure si declinavano veri e puri, non intaccavano la fedeltà dinastica della stragrande maggioranza dei rivoltosi.

Tra i diversi protagonisti del volume ricordiamo il rivoluzionario conte Carlo Bianco di Saint Jorioz, il capitano e avventuriero Celso Cesare Moreno, il sergente Cirio, l’industriale Alessandro Antongini che finanziò i Mille, la garibaldina Tonina Marinello e la conturbante contessa Maria Martini.

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