25 anni fa moriva Dante Graziosi

4 luglio 2017 alle 11:13 | Pubblicato su Letteratura, Novara, Ricordo, scrittori, Storia | Lascia un commento

25 anni fa moriva Dante Graziosi, cantore della Terra degli aironi
Giovedì il veterinario, politico e scrittore sarà ricordato in Biblioteca

L’anniversario cade il 7 luglio. Il suo libro Una topolino amaranto inaugurò nel 1992 le pubblicazioni di Interlinea. L’opera La terra degli aironi ha dato il nome a un premio letterario. Tra i progetti in atto l’archivio di libri, carte e documenti per la memoria della civiltà contadina, ma servono fondi. L’ATL distribuisce gratis guide cicloturistiche ai luoghi dei suoi libri.

Il Centro Novarese di Studi Letterari vuole ricordare Dante Graziosi nel 25° della scomparsa questo giovedì 6 luglio 2107, vigilia della morte nel 1992, con un momento alle ore 18 per raccogliere testimonianze e per mostrare carte inedite e curiosità del costituendo Archivio storico e letterario Dante Graziosi per la memoria della civiltà contadina a Palazzo Vochieri in corso Cavallotti 6 a Novara nella Sezione Novarese della Biblioteca Civica Negroni.

Dante Graziosi (1915-1992), uno dei padri della Novara repubblicana, è stato partigiano, veterinario, scrittore, deputato, anche parlamentare europeo, fondatore delle organizzazioni novaresi degli agricoltori. La raccolta di libri, lettere, carte, foto, video e documenti intende per favorire ricerche scolastiche e universitarie e non dimenticare tradizione e passato con un significato sociale ancor prima che culturale. L’Archivio letterario Graziosi è il primo passo di un archivio letterario novarese, perché la memoria e le parole degli scrittori aiutino a capire e guardare con più lucidità il presente e il futuro del nostro territorio. Il progetto è stato avviato grazie al sostegno dal Fondo dott. Pagani costituito presso la Fondazione della Comunità del Novarese Onlus. L’occasione di questo giovedì vale anche per chiedere ai novaresi di sostenere il progetto dell’archivio: versa un contributo alla Fondazione della Comunità del Novarese Onlus sul conto corrente postale 18205146 o Banco Posta della stessa Fondazione (iban IT63T 676011010000018205146), con un volume in omaggio.

Intanto l’ATL di Novara continua a distribuire gratis la guida cicloturistica e letteraria ai luoghi dei suoi libri scaricabile dal sito: http://www.turismonovara.it/it/itinerarischeda?Id=227

Info: http://www.letteratura.it/archiviograziosi/

Video di presentazione:  https://www.youtube.com/watch?v=QdvBxuOJdiA

Una voce sulla scrittore è in Wikipedia:  https://it.wikipedia.org/wiki/Dante_Graziosi

 

Dante Graziosi è nato a Granozzo, un borgo sull’acqua delle risaie alle porte di Novara, nel 1915. Alla pratica letteraria è giunto nella maturità. Medico veterinario, docente universitario di Igiene e Zootecnia all’Università di Torino, parlamentare per quattro legislature e sottosegretario in altrettanti governi, fondatore dell’organizzazione novarese dei Coltivatori diretti, ha pubblicato molti saggi scientifici di zootecnia prima di dedicarsi alla narrativa. Avendo conosciuto il Palazzo, ha scelto i valori genuini e semplici delle proprie radici e li ha voluti raccontare. L’esordio letterario è avvenuto nel 1972 con La terra degli aironi, una serie di racconti in cui (come nel successivo Storie di brava gente) sul filo dei ricordi lo scrittore fa rivivere tradizioni, ambiente e personaggi di una civiltà contadina intorno alla risaia ormai al tramonto. È però all’attività di medico degli animali che ha dedicato nel 1980 il suo più celebre libro Una Topolino amaranto, lettura molto adatta anche per le scuole, da cui è stato tratto uno sceneggiato Rai. Nel 1987 ha pubblicato Nando dell’Andromeda, romantica saga padana che ha per protagonista un camminante, uomo libero e poeta, al tempo delle mondine, della vita sull’aia, delle prime lotte politiche nelle campagne. Al centro delle storie sta il Molino della Baraggia di Granozzo, dove ha vissuto e ora ha sede il villaggio sportivo di Novarello. L’autore, scomparso improvvisamente il 7 luglio 1992 a Riccione, prediligeva intingere il pennino nell’inchiostro della memoria, nella fedeltà alle radici che contraddistingue la sua vena letteraria affiorante anche nelle opere postume. Una sua antologia narrativa, promossa anni fa dal Comitato Club Novaresi, è La fiera di Novara e altri racconti, illustrata da immagini di Sergio Bonfantini. Come ha scritto Davide Lajolo, «il modo di raccontare di Graziosi, che può essere all’antica, che mette punti, virgole e sentimenti al posto giusto, che vibra e s’intenerisce nell’amore della sua terra, della gente, delle strade, dell’erba, della vita del suo paese, sia un riscatto dalla noia di certo burocraticismo politico, dalle formule e dalla corsa alle poltrone. È un ritornare a guardarsi allo specchio come uomo per ritrovare le caratteristiche di fondo di chi ha imparato perché si sta al mondo».

«Nel silenzio la pianura parla con la sua voce che viene da lontano» (Dante Graziosi, La terra degli aironi)

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Interlinea piange Marco Rosci

3 luglio 2017 alle 11:15 | Pubblicato su Arte, Interlinea, Novara, Ricordo | Lascia un commento

Interlinea piange il grande critico d’arte
Marco Rosci
spentosi all’età di 89 anni
autore di un volume-testamento
Le frontiere dell’arte
edito da Interlinea a cura di Francesco Gonzales per i suoi 85 anni

Marco Rosci, docente universitario e studioso di storia dell’arte di fama nazionale, è nato a Novara il 17 aprile del 1928. Dopo gli studi liceali nella sua città si iscrive all’Università Statale di Milano. Si laurea nel 1951 con Paolo D’Ancona con una tesi intitolata Manierismo ed Accademismo dal Rinascimento all’età neoclassica. Nell’anno scolastico 1956-57 insegna storia dell’arte al liceo classico Carlo Alberto di Novara, cattedra che lascia nel 1957 diventando assistente all’Università di Milano mentre l’anno successivo vince il concorso per assistente ordinario di Anna Maria Brizio. Questa prima parte di carriera e di studi è dedicata in particolare allo storia dell’architettura: del 1953 è il saggio su Benedetto Alfieri. Nel 1961 consegue il perfezionamento in storia dell’arte antica, medioevale e moderna all’Università di Milano. Riprendendo la traccia di un curriculum dattiloscritto di Rosci risalente agli anni sessanta e riferendosi al periodo milanese: «ciò mi ha permesso negli ultimi anni e sotto sicura guida di svolgere un’attività scientifica più ampia ho concentrato l’interesse sull’arte della mia zona d’origine e di residenza, posta a cavallo, storicamente e geograficamente, fra Piemonte e Lombardia, inserendomi in un momento, come quello attuale, particolarmente fruttuoso per gli studi sull’arte lombarda e piemontese del Cinquecento e Seicento». Una traccia netta per quella che sarà la sua storia professionale: il riordino della Pinacoteca di Varallo e il relativo catalogo del 1960, la mostra del Pianca a Varallo del 1962, la partecipazione all’organizzazione della mostra varesina del Morazzone del ’62, la grande mostra novarese del Cerano del ’64. Nel 1965 diventa docente di storia della critica d’arte all’Università Statale di Milano. è del 1973 il trasferimento all’Università di Torino. Rosci fu legato a Giovanni Testori per la comune passione per la pittura lombarda, per la Valsesia, in cui si conobbero nel 1960 in occasione della presentazione del catalogo della Pinacoteca di Varallo.

Come scrive Francesco Gonzales nel volume Le frontiere dell’arte, delineare un profilo di Marco Rosci non è semplice per la complessità dei suoi interessi e per la varietà dei suoi interventi: docente, giornalista, critico d’arte, ha curato mostre d’arte moderna e contemporanea, ha delineato mirabili profili di critica d’arte, ha coordinato gruppi di lavoro, ha ispirato colleghi e amici e le sue intuizioni restano pietre miliari nella storia dell’arte.

 

Anniversario di Enrico Emanuelli scrittore e giornalista

26 giugno 2017 alle 10:30 | Pubblicato su Novara, Ricordo, scrittori, Storia | Lascia un commento
«Come nelle strade della città, anche su quei volti era accaduto qualche cosa,
un logorio che voleva osservare e, nello stesso tempo, non vedere»
Enrico Emanuelli, Uno di New York

 Sabato 50° anniversario di Enrico Emanuelli scrittore e giornalista
Ricordo alla Biblioteca Negroni con anteprima del suo capolavoro, Uno di New York

 INVITO

 Novara, sabato 1° luglio 2017, ore 11,30
Un ricordo di Enrico Emanuelli nel 50° anniversario della scomparsa
aperto alla stampa
e ai frequentatori della Sezione Novarese della Biblioteca Civica Negroni
Intervengono Roberto Cicala e Raul Capra
con anteprima assoluta
della nuova edizione del romanzo ambientato a Novara

Uno di New York

Iniziativa del Centro Novarese di Studi Letterari e Interlinea

L’AUTORE

Enrico Emanuelli nacque a Novara nel 1909 e, non ancora ventenne, pubblicò il suo primo libro, Memolo, ovvero vita, morte e miracoli di un uomo, per le edizioni della rivista novarese “La Libra”, fondata da Mario Bonfantini nello stesso anno, il 1928, alla quale collaborò. Portato a una narrazione psicologica di influenza sveviana, fu letterato prima che giornalista (e lo testimonia la cronologia di Ancora la vita, racconti radunati dopo la morte a cura di Carlo Bo), diventando uno degli inviati speciali italiani di maggiore prestigio, prima per “La Stampa”, quindi per il “Corriere della Sera”, dove inaugurò la pagina letteraria diventandone responsabile e avendo la scrivania in redazione accanto a quella di Eugenio Montale. Il Pianeta Russia del 1952 e La Cina è vicina del 1957 sono alcuni libri (i cui titoli sono diventati proverbiali) tratti dalle sue corrispondenze giornalistiche, spesso di un valore letterario che trascende la loro origine occasionale, dove si coglie la fine analisi interiore che caratterizza anche i personaggi dei suoi romanzi, come La congiura dei sentimenti del 1943, con la rivolta dell’individuo contro la società. Il suo capolavoro è Uno di New York, uscito nel 1959, un amaro esame di coscienza attraverso la vicenda di un celebre pittore che torna casualmente nella città dove è nato (riconoscibilissima in Novara) non ritrovando più i suoi ideali giovanili. Postumo fu pubblicato il libro-testamento Curriculum mortis, l’anno dopo la morte avvenuta a Milano nel 1967.

IL LIBRO

Uno di New York di Enrico Emanuelli, pubblicato con una nota di Eugenio Montale (Interlinea, pp. 176, euro 14) esce a cinquant’anni dalla scomparsa dell’autore, giornalista e scrittore che fondò la pagina letteraria del “Corriere della Sera”, torna il suo romanzo più bello. è un amaro esame di coscienza di un pittore che ha alle spalle una carriera internazionale e torna per caso nella città natale, riconoscibile in Novara, ma non ritrova più gli ideali giovanili. Nel romanzo è ancora viva la sensibilità morale verso una cultura e una società che sempre più diventano globali tradendo i propri valori.

 

A Montecitorio si ricorda Eugenio Corti intellettuale scomodo

17 gennaio 2017 alle 11:45 | Pubblicato su Classici, Interlinea, Letteratura, Ricordo, scrittori | Commenti disabilitati su A Montecitorio si ricorda Eugenio Corti intellettuale scomodo

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A Montecitorio si ricorda Eugenio Corti intellettuale scomodo:
sullo scrittore cattolico un nuovo libro

 Il 24 gennaio presentazione degli atti del convegno pubblicati da Interlinea a cura dell’Università Cattolica con l’annuncio di nuovi progetti sullo scrittore

 Su Eugenio Corti (1921-2014) autore del best seller Il cavallo rosso sono in corso nuove ricerche e pubblicazioni. Lo scrittore è stato uno di quegli intellettuali scomodi perché sempre disallineati, che all’epoca di Papini e di Giuliotti si sarebbero detti “salvatici” o “malpensanti”. A tre anni dalla sua scomparsa viene dedicato all’autore un incontro nella Sala stampa della camera dei Deputati martedì 24 gennaio 2017 alle ore 14,30, dal titolo Cantiere Eugenio Corti. Opere realizzate, nuove iniziative e lavori in corso presieduto dall’on. Antonio Palmieri della Commissione Cultura della Camera dei Deputati. Durante l’evento la curatrice Elena Landioni dell’Università Cattolica presenterà il volume Al cuore della realtà. Eugenio Corti scultore di parole (Interlinea), atti del convegno internazionale tenuto a Milano il 7 giugno 2016.

All’incontro saranno presenti anche Giuseppe Langella, direttore del Centro di ricerca Letteratura e Cultura dell’Italia Unita che presenterà le ultime iniziative su Eugenio Corti, e Paola Scaglione autrice della biografia Ritratto di Eugenio Corti. Sarà inoltre proiettato un filmato in cui Corti legge un brano dal suo romanzo best seller Il cavallo rosso, e si darà notizia della destinazione dell’Archivio Eugenio Corti, che consentirà l’accesso alla biblioteca e alle carte dell’autore.

Nato il 21 gennaio 1921, primogenito di dieci fratelli, Eugenio Corti partecipò col grado di sottotenente all’avanzata dal Donez al Don in Russia, descrivendo la ritirata nel suo primo libro, I più non ritornano, apparso nel 1947. Dopo la pubblicazione di Gli ultimi soldati del re, a partire dal 1973 lo scrittore si dedicò esclusivamente alla stesura del suo capolavoro. Il Cavallo Rosso (1983), un romanzo corale che è anche una denuncia della crisi di valori che per Corti – in prima fila nel referendum sul divorzio – è principalmente crisi dell’istituto familiare. Il romanzo conquistò i lettori e imbarazzò la critica italiana, a dispetto delle molte traduzioni all’estero e dei non rari riconoscimenti.

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Attingendo anche a documenti d’archivio, i saggi raccolti in Al cuore della realtà. Eugenio Corti scultore di parole compongono un profilo a tutto tondo dello scrittore brianteo, di cui indagano l’opera e la vita, i rapporti con la storia e con le ideologie, le peregrinazioni attraverso l’Europa e l’attaccamento alla sua terra d’origine, il forte realismo e il lievito religioso che tutto permea, tutto illumina, tutto redime.

È obbligatorio l’accredito: cipollaeugenio@gmail.com, indicando se si partecipa con attrezzatura per la ripresa o similari.

Sarà possibile seguire l’evento in diretta streaming sulla web TV della Camera accessibile da http://www.camera.it.

 

Al cuore della realtà. Eugenio Corti scultore di parole, a cura di Elena Landoni

Interlinea, pp. 144, euro 15, isbn 978-88-6857-115-3

Milano ricorda Mirella Poggialini

6 settembre 2016 alle 16:36 | Pubblicato su Giornalismo, Interlinea, Narrativa, Ricordo, scrittori, Spiritualità | Lascia un commento

Milano ricorda Mirella Poggialini:
in Sormani il diario della giornalista sconfitta dal cancro

 Alessandro Zaccuri e Massimo Bernardini presentano Il tempo che rimane di Mirella Poggialini giovedì 15 settembre in Biblioteca Sormani

 La giornalista e critica d’arte e televisiva Mirella Poggialini, scomparsa  nel 2014 all’età di 78 anni dopo una lunga lotta contro il cancro, sarà ricordata giovedì 15 settembre 2016 alle ore 18 a Milano, nella Sala del Grechetto della Biblioteca Sormani (corso di Porta Vittoria 6), dall’amico e collega Alessandro Zaccuri con l’intervento di Massimo Bernardini. Durante l’incontro intitolato Ogni giorno ha la sua luce sarà presentato il volume Il tempo che rimane. Diario di una malattia (Interlinea), con letture di Margherita Remotti.

Il tempo che rimane, a cura di Alessandro Zaccuri e con una nota di Alessandro Beltrami, raccoglie gli articoli scritti su “Avvenire” da Mirella Poggialini con lo pseudonimo di Francesca durante la lotta con un tumore in stadio avanzato. «Ho saputo. Finalmente, lo stordimento e la sorpresa combattono con un sottile sgomento e una sensazione di sollievo. Il medico me l’ha detto poco fa, mascherando con la parola neoplasia la brutalità del termine “cancro”. Adesso so. E sapere fa male e bene insieme…» È il diario della malattia di un’intellettuale, critica d’arte e televisiva di “Avvenire”: sconfitta dopo lunga battaglia, Mirella Poggialini resta ferma nell’idea che grazie all’umanità e alla fede «la malattia mi ha dato qualcosa di buono». Come scrive Alessandro Zaccuri, è un «diario per interposta persona che appassiona e commuove», per capire qualcosa di più di un male della nostra società.

 

Un brano del libro

«Guardo le vetrine, calcolo mentalmente quanto tessuto ci vorrà per rinnovare le tendine della mia camera, per filtrare attraverso una immagine di fiori la luce del giorno: […]. Comunque, oggi è un giorno in più, un altro dono».

 L’autrice

Nascita a Milano nel 1936 da famiglia senese (e un tratto toscano, arguto e impertinente, resterà sempre riconoscibile in lei) e laurea in Storia dell’arte alla Cattolica di Milano nel 1968. Parallelamente all’attività accademica e all’insegnamento, Mirella Poggialini intraprende la militanza giornalistica. I suoi articoli appaiono su “Avvenire” fin dalla fondazione del quotidiano, nel dicembre del 1968, tra le riviste alle quali collabora si segnalano “Alba” e, successivamente, “Nuova e Nostra”. Passa dalla critica d’arte a quella cinematografica, approdando negli anni novanta a quella televisiva. Nel 2004, quando le viene diagnosticato il linfoma, la sua vita professionale si trova in un momento particolarmente felice. Dall’autunno del 2001 è uno dei volti della trasmissione televisiva Il Grande Talk, in onda per un decennio inizialmente su SaT2000, poi sulla stessa rete e su RaiTre, infine su Tv2000. Il pubblico apprezza la “signora Mirella” e la riconosce per strada, i suoi giudizi sono un punto di riferimento per molti spettatori, la sua “Pagella” appare con regolarità su “Tv Sorrisi e Canzoni”. Mirella Poggialini è morta il 9 novembre 2014 a Carpi, in provincia di Modena (dove si era trasferita per godere della vicinanza della famiglia), a causa di un’infezione contratta in sala operatoria. Fino all’ultimo ha continuato a scrivere e a tenere la sua rubrica d’arte su RadioInBlu, a scuotere la testa davanti ai programmi televisivi e a visitare le sue amate mostre.

 

Mirella Poggialini, Il tempo che rimane. Diario di una malattia
a cura di Alessandro Zaccuri, con una nota di Alessandro Beltrami
Interlinea, pp. 80, euro 12, isbn 978-88-6857-090-3

 

Lettera a un sindaco che non c’è più

24 maggio 2016 alle 16:00 | Pubblicato su Interlinea, Novara, Ricordo, Società, Storia | Lascia un commento

Lettera a un sindaco che non c’è più:
Giovanni Ferrari tra Novara e Romentino

 Giovedì prossimo 5 maggio alla Biblioteca Negroni Enrico Ferrari presenta il libro Finalmente ti scrivo dedicato al padre sindaco di Romentino tra vita privata e pubblica

Finalmente ti scrivo è il titolo del volume edito da Interlinea in cui Enrico Ferrari ha scritta, come recita il sottotitolo, una Lettera a Giovanni Ferrari sindaco di periferia; la presentazione è in programma giovedì 5 maggio alla Biblioteca Civica Negroni alle ore 18 in corso Cavallotti 6 a Novara, con interventi del direttore dell’Istituto Storico Fornara Giovanni Cerutti e dell’assessore regionale Augusto Ferrari, come l’autore figlio del protagonista del volume. L’occasione culturale fa parte dell’iniziativa “La biblioteca è anche tua!” della Sezione Novarese.

A tre anni dalla morte del padre Giovanni, prendendo spunto da una foto di famiglia, Enrico Ferrari intesse un dialogo immaginario con il proprio padre, ripercorrendo i sentieri della memoria che si addentrano nella relazione tra padre e figlio, in un continuo alternarsi di pubblico e privato. I luoghi novaresi della memoria sono quelli della Romentino del secondo Novecento, piccolo comune della periferia novarese di cui Giovanni Ferrari è stato dapprima sindaco per oltre un quarto di secolo e poi protagonista di numerose iniziative di volontariato a favore dei più deboli. Sullo sfondo, lo scenario di un’epoca che non c’è più, in cui il simbolo del padre aveva la capacità di coagulare energie nella vita sociale e politica, permettendo di credere in un futuro che potesse superare il presente. Ne emerge il ritratto di un uomo che con la capacità di ascolto continuo delle esigenze della gente, la fiducia nei valori e la passione per l’impegno civile, nella cornice del cattolicesimo democratico del dopoguerra, ha segnato una famiglia e un paese. Anche la malattia degli ultimi anni, nella rilettura del figlio, non acquista tanto il sapore della perdita, ma diventa lente di ingrandimento delle qualità umane del padre.

Una seconda presentazione di Finalmente ti scrivo si terrà a Romentino sabato 14 maggio alle 17 presso il Centro culturale Pio Occhetta.

Un brano del libro

«C’è amore in questa foto, ma anche limite. E mistero. Sono forse le tre parole chiave che hanno sempre contor­nato la tua esistenza, fatta di passione, di prudenza, di in­timità nascoste mai interamente rivelate. Tratti umani che ancora sanno rendere vivo e presente il nome di Giovanni Ferrari, sindaco per antonomasia di Romentino e, per noi, il padre di sei figli, il nonno di dieci nipoti, il marito di una donna scomparsa troppo presto, ma che ti ha accom­pagnato in tutte le cose più importanti della vita. E tanto altro ancora: dal lavoro, al volontariato, alla fede religiosa. Cose cui la foto, per tante sere, mi ha rimandato e mi rimanda»

NOTIZIA SULL’AUTORE

Enrico Ferrari è il figlio terzogenito di Giovanni Ferrari. La sua infanzia, la sua adolescenza e la sua giovinezza si sono strettamente intrecciate al ruolo di sindaco di Romentino ricoperto dal padre. Attualmente svolge la professione di psichiatra e psicoanalista presso uno studio privato a Novara. è docente presso la Scuola di psicoterapia del Centro Italiano di Psicologia Analitica di Milano. Oltre a numerosi articoli comparsi su riviste specializzate, è autore del libro L’ambiguità del patire. Quando la psicopatologia svela le radici culturali del presente (Moretti e Vitali, Bergamo 2014). è inoltre coautore dei saggi Pazienti postmoderni (Vivarium, Milano 2012), Dove comincia la malattia mentale (Moretti e Vitali, Bergamo 2014), Il silenzio delle parole (Vivarium, Milano 2015).

NOTIZIA SU GIOVANNI FERRARI

Giovanni Ferrari nasce a Romentino, paese della Bassa Novarese, l’11 gennaio del 1926. La madre è casalinga e il padre è muratore, un’eccezione in una popolazione pressoché totalmente contadina. Sette anni più tardi nascerà il fratello Mario. Per la sua crescita personale e sociale è decisiva la formazione nell’Azione Cattolica, attorno alla figura carismatica di monsignor Valente Donetti, parroco di Romentino per quarant’anni nel periodo pre e postbellico. Nel 1945 si diploma perito elettrotecnico presso l’Istituto Omar di Novara, quindi inizia subito la vita professionale come impiegato, dapprima in una ditta di Galliate, poi presso la Latteria Sociale di Romentino. Dagli anni settanta in poi svolgerà il ruolo di amministratore presso il Salumificio Mocchetto. Nel 1951 sposa Teresa Porzio, anch’essa di Romentino, terzogenita di una famiglia contadina. La coppia avrà sei figli, tutti maschi. Nel 1956 entra a far parte del consiglio comunale del paese, dove vi rimarrà per trentaquattro anni: i primi otto anni come semplice consigliere comunale (due legislature), gli altri ventisei come sindaco (cinque legislature). Sotto il suo mandato Romentino attraversa profonde trasformazioni, sia per gli importanti flussi migratori dal Veneto e dal sud dell’Italia, sia per la trasformazione del tessuto socio-economico, con il delinearsi di una nuova fisionomia pubblica. Nasceranno il centro anziani, l’asilo nido, la scuola media, l’edilizia economica popolare e sarà varato il nuovo piano regolatore. Nel 1990, dopo la perdita della moglie avvenuta un anno e mezzo prima, lascia la vita politica attiva e si dedica per oltre quindici anni al volontariato parrocchiale e sociale. Grazie a lui nasceranno il centro di ascolto Caritas in favore dei più deboli e il centro di incontro per gli anziani. In questo periodo, la sua vita è sempre più caratterizzata dalla dedizione ai numerosi nipoti. Negli ultimi anni, la malattia lo costringe a un graduale ritiro da tutti gli impegni portati avanti nel tempo. Muore il 25 febbraio del 2013, all’età di ottantasette anni.

 Enrico Ferrari, Finalmente ti scrivo. Lettera a Giovanni Ferrari sindaco di periferia,
prefazione di Augusto Ferrari, Interlinea, Novara 2016, pp. 140, euro 15, isbn 978-88-6857-094-1

Lettera a un sindaco che non c’è più: Giovanni Ferrari tra Novara e Romentino

4 maggio 2016 alle 15:53 | Pubblicato su Interlinea, Novara, Ricordo, Società, Storia | Lascia un commento

Lettera a un sindaco che non c’è più:
Giovanni Ferrari tra Novara e Romentino

 Giovedì prossimo 5 maggio alla Biblioteca Negroni Enrico Ferrari presenta il libro Finalmente ti scrivo dedicato al padre sindaco di Romentino tra vita privata e pubblica

Finalmente ti scrivo è il titolo del volume edito da Interlinea in cui Enrico Ferrari ha scritta, come recita il sottotitolo, una Lettera a Giovanni Ferrari sindaco di periferia; la presentazione è in programma giovedì 5 maggio alla Biblioteca Civica Negroni alle ore 18 in corso Cavallotti 6 a Novara, con interventi del direttore dell’Istituto Storico Fornara Giovanni Cerutti e dell’assessore regionale Augusto Ferrari, come l’autore figlio del protagonista del volume. L’occasione culturale fa parte dell’iniziativa “La biblioteca è anche tua!” della Sezione Novarese.

A tre anni dalla morte del padre Giovanni, prendendo spunto da una foto di famiglia, Enrico Ferrari intesse un dialogo immaginario con il proprio padre, ripercorrendo i sentieri della memoria che si addentrano nella relazione tra padre e figlio, in un continuo alternarsi di pubblico e privato. I luoghi novaresi della memoria sono quelli della Romentino del secondo Novecento, piccolo comune della periferia novarese di cui Giovanni Ferrari è stato dapprima sindaco per oltre un quarto di secolo e poi protagonista di numerose iniziative di volontariato a favore dei più deboli. Sullo sfondo, lo scenario di un’epoca che non c’è più, in cui il simbolo del padre aveva la capacità di coagulare energie nella vita sociale e politica, permettendo di credere in un futuro che potesse superare il presente. Ne emerge il ritratto di un uomo che con la capacità di ascolto continuo delle esigenze della gente, la fiducia nei valori e la passione per l’impegno civile, nella cornice del cattolicesimo democratico del dopoguerra, ha segnato una famiglia e un paese. Anche la malattia degli ultimi anni, nella rilettura del figlio, non acquista tanto il sapore della perdita, ma diventa lente di ingrandimento delle qualità umane del padre.

Una seconda presentazione di Finalmente ti scrivo si terrà a Romentino sabato 14 maggio alle 17 presso il Centro culturale Pio Occhetta.

 

Un brano del libro

«C’è amore in questa foto, ma anche limite. E mistero. Sono forse le tre parole chiave che hanno sempre contor­nato la tua esistenza, fatta di passione, di prudenza, di in­timità nascoste mai interamente rivelate. Tratti umani che ancora sanno rendere vivo e presente il nome di Giovanni Ferrari, sindaco per antonomasia di Romentino e, per noi, il padre di sei figli, il nonno di dieci nipoti, il marito di una donna scomparsa troppo presto, ma che ti ha accom­pagnato in tutte le cose più importanti della vita. E tanto altro ancora: dal lavoro, al volontariato, alla fede religiosa. Cose cui la foto, per tante sere, mi ha rimandato e mi rimanda»

 

NOTIZIA SULL’AUTORE

Enrico Ferrari è il figlio terzogenito di Giovanni Ferrari. La sua infanzia, la sua adolescenza e la sua giovinezza si sono strettamente intrecciate al ruolo di sindaco di Romentino ricoperto dal padre. Attualmente svolge la professione di psichiatra e psicoanalista presso uno studio privato a Novara. è docente presso la Scuola di psicoterapia del Centro Italiano di Psicologia Analitica di Milano. Oltre a numerosi articoli comparsi su riviste specializzate, è autore del libro L’ambiguità del patire. Quando la psicopatologia svela le radici culturali del presente (Moretti e Vitali, Bergamo 2014). è inoltre coautore dei saggi Pazienti postmoderni (Vivarium, Milano 2012), Dove comincia la malattia mentale (Moretti e Vitali, Bergamo 2014), Il silenzio delle parole (Vivarium, Milano 2015).

 

NOTIZIA SU GIOVANNI FERRARI

Giovanni Ferrari nasce a Romentino, paese della Bassa Novarese, l’11 gennaio del 1926. La madre è casalinga e il padre è muratore, un’eccezione in una popolazione pressoché totalmente contadina. Sette anni più tardi nascerà il fratello Mario. Per la sua crescita personale e sociale è decisiva la formazione nell’Azione Cattolica, attorno alla figura carismatica di monsignor Valente Donetti, parroco di Romentino per quarant’anni nel periodo pre e postbellico. Nel 1945 si diploma perito elettrotecnico presso l’Istituto Omar di Novara, quindi inizia subito la vita professionale come impiegato, dapprima in una ditta di Galliate, poi presso la Latteria Sociale di Romentino. Dagli anni settanta in poi svolgerà il ruolo di amministratore presso il Salumificio Mocchetto. Nel 1951 sposa Teresa Porzio, anch’essa di Romentino, terzogenita di una famiglia contadina. La coppia avrà sei figli, tutti maschi. Nel 1956 entra a far parte del consiglio comunale del paese, dove vi rimarrà per trentaquattro anni: i primi otto anni come semplice consigliere comunale (due legislature), gli altri ventisei come sindaco (cinque legislature). Sotto il suo mandato Romentino attraversa profonde trasformazioni, sia per gli importanti flussi migratori dal Veneto e dal sud dell’Italia, sia per la trasformazione del tessuto socio-economico, con il delinearsi di una nuova fisionomia pubblica. Nasceranno il centro anziani, l’asilo nido, la scuola media, l’edilizia economica popolare e sarà varato il nuovo piano regolatore. Nel 1990, dopo la perdita della moglie avvenuta un anno e mezzo prima, lascia la vita politica attiva e si dedica per oltre quindici anni al volontariato parrocchiale e sociale. Grazie a lui nasceranno il centro di ascolto Caritas in favore dei più deboli e il centro di incontro per gli anziani. In questo periodo, la sua vita è sempre più caratterizzata dalla dedizione ai numerosi nipoti. Negli ultimi anni, la malattia lo costringe a un graduale ritiro da tutti gli impegni portati avanti nel tempo. Muore il 25 febbraio del 2013, all’età di ottantasette anni.

 

Enrico Ferrari, Finalmente ti scrivo. Lettera a Giovanni Ferrari sindaco di periferia,
prefazione di Augusto Ferrari, Interlinea, Novara 2016, pp. 140, euro 15, isbn 978-88-6857-094-1

EVENTI INTERLINEA A BOOKCITY

23 ottobre 2014 alle 10:44 | Pubblicato su Arte, Classici, Editoria, Interlinea, Letteratura, Narrativa, Ricordo, scrittori | Lascia un commento

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Il grande artista e scenografo ricordato al Teatro Franco Parenti e al Castello domenica 16 novembre
L’autore della Chimera incontra i lettori al Castello sabato 15 novembre

La casa editrice Interlinea porta fra gli appuntamenti di Bookcity Milano (13-16 novembre 2014) due grandi nomi della letteratura e dell’illustrazione, quelli di Sebastiano Vassalli e di Emanuele Luzzati. Sabato 15 novembre al Castello Sforzesco, in sala Bertarelli alle ore 15, Vassalli converserà con l’editore Roberto Cicala in occasione dell’uscita delle nuove edizioni dei suoi romanzi La chimera (Rizzoli) e L’oro del mondo (Interlinea). Domenica 16 invece, nella medesima location e sempre alle ore 15, Rosellina Archinto, Walter Fochesato e Cristina Taverna omaggeranno il maestro dell’illustrazione Luzzati presentando il nuovo volume edito da Interlinea Personaggi in scena, raccolta delle migliori tavole e disegni di Luzzati. L’incontro è organizzato in occasione di una mostra sull’artista, con esposizione di originali, aperta al Teatro Parenti nei tre giorni di Bookcity.

 INTERLINEA A BOOKCITY

 Sabato 15 novembre
Ore 14,30, Castello Sforzesco, Sala Weil Weiss

Le origini delle storie.
Sebastiano Vassalli viaggiatore nel tempo dal Seicento al dopoguerra

Lo scrittore a colloquio con Roberto Cicala

«Per cercare le chiavi del presente, e per capirlo, bisogna uscire dal rumore: andare in fondo alla notte, o in fondo al nulla; magari laggiù… E così ho fatto». Uno dei maggiori scrittori contemporanei racconta la sua scoperta della Storia e l’origine delle sue storie, in occasione delle nuove edizioni, con testi inediti, di due capolavori del suo viaggio nel tempo nella frontiera tra Lombardia e Piemonte: La chimera nel Seicento di manzoniana memoria e L’oro del mondo nell’ultimo dopoguerra. Sono due casi che aiutano vassalli e i suoi lettori a capire il carattere nazionale degli italiani e il valore della letteratura, «vita che rimane impigliata in una trama di parole».

In occasione delle nuove edizioni di due romanzi di Sebastiano Vassalli, La chimera (Rizzoli) e L’oro del mondo (Interlinea).

Domenica 16 novembre
Ore 1
5, Castello Sforzesco, Sala Bertarelli

Non solo Pulcinella: i personaggi di Lele
Milano ricorda Luzzati

Interventi di Rosellina Archinto, Roberto Cicala, Walter Fochesato e Cristina Taverna
Con proiezione di video e immagini

Un omaggio al grande artista e scenografo Emanuele Luzzati in occasione di una mostra e di un libro sui suoi Personaggi in scena edito da Interlinea: si propone un viaggio nella fantasia, nella tradizione e nelle fiabe accompagnati da alcuni dei personaggi che ha messo in scena sulla pagina ma anche a teatro: dal Pulcinella che gli valse la nomination agli Oscar nella versione del cartone animato ad Alì Babà, fino ai re magi che sempre hanno interessato la sua ispirazione, passando dai cavalieri di Orlando innamorato, dal flauto magico di Mozart e dalla gazza ladra di Puccini. Evento in collaborazione con il Museo Luzzati di Genova e la rivista “Andersen”.

In occasione dell’uscita di Emanuele Luzzati, Personaggi in scena. Da Pulcinella ai re magi, Interlinea (con mostra al Teatro Franco Parenti).

13-16 novembre 2014
Teatro Franco Parenti, Foyer alto
orario 10-14,30 e 16-19,30

Emanuele Luzzati. Personaggi in scena: da Pulcinella ai re magi
Catalogo Interlinea

«Di fronte alle sue scenografie e illustrazioni si ha quasi sempre l’impressione di finire mani, piedi e pensiero in un sogno» ha scritto Giorgio Strehler di Emanuele Luzzati. Nella sua lunga carriera l’artista genovese, che ha molto collaborato con teatri ed editori milanesi, si è dedicato a progetti così vari e diversificati da toccare «ogni campo delle arti applicate» ma senza mai dimenticare un aspetto centrale: «quello di mettere al centro del proprio lavoro l’arte del racconto». La mostra di Interlinea propone alcuni dei personaggi più celebri dei libri di Luzzati, non soltanto per l’infanzia: da Rodari ai Paladini di Francia, da Pulcinella (con un cartone animato candidato all’Oscar) a ai re magi, «uomini come noi anche se sono re, che si mettono in cammino per conoscere ciò che non sanno».

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I migliori poeti europei secondo Luciano Erba

8 settembre 2014 alle 10:59 | Pubblicato su Interlinea, Poesia, Ricordo, Traduzioni | Lascia un commento
 «Ho perseguito un cammino che mi è venuto incontro ogni volta nuovo,
lungo il quale ho affrontato ostacoli ogni volta diversi e imprevedibili così come lo è stata la loro soluzione»
(Luciano Erba, in I miei poeti tradotti, Interlinea 2014)

 I migliori poeti europei secondo Luciano Erba
rivivono grazie al maestro della traduzione

 La raccolta delle più belle traduzioni di Luciano Erba I miei poeti tradotti (Interlinea) a cura di Franco Buffoni, con testi inediti e rari, sarà presentata in anteprima mercoledì 17 settembre a Milano, alla vigilia del compleanno del poeta scomparso nel 2010

 

Esce I miei poeti tradotti, raccolta poetica che attraversa l’oceano e i secoli con testi da Hugo e Claudel a Machado e Neruda, da Racine a Rodenbach, da Villon alla Swenson scelti e tradotti da Luciano Erba. Il volume, pubblicato da Interlinea, sarà presentato in anteprima mercoledì 17 settembre 2014 alle ore 17,30 a Milano, presso la libreria Vita e Pensiero in largo Gemelli 1. All’evento, a ingresso libero, interverranno i poeti Franco Buffoni curatore dell’opera e Giuseppe Langella e Marisa Verna dell’Università Cattolica, dove Erba insegnò per molti anni.

Luciano Erba, poeta e traduttore fra i maggiori del secondo Novecento scomparso nel 2010, esponente della Linea lombarda, ma anche francesista e comparatista, era uno dei pochi traduttori a saper creare, come dice Franco Buffoni, «traduzioni-testo, quelle in grado di superare la prova del tempo, di divenire testi esse stesse, parte del canone del loro autore». Una libertà dal testo di partenza che lo stesso Erba ricerca sostenendo che «tradurre è riprodurre in altra lingua l’originale senza cadere in un discorso piatto spoglio e di azzerato livello» e che pertanto «una traduzione di poesia è sempre destinata a essere un’altra cosa», un altro testo appunto, che lui vuole realizzare «dandomi il lusso di una totale insensibilità di fronte a eventuali pruriti scientifici e di un’altrettanto assoluta sordità dinanzi a possibili tentazioni metodologiche».

La raccolta I miei poeti tradotti nasce dall’unione della bellezza dell’originale, nel libro sempre posto a fronte (selezionato da Erba, ce lo dice lui stesso, per passione, amicizia, presunta Einführung o, come per Michaux, per giovanile errore), e della geniale traduzione di un maestro che a settembre avrebbe compiuto 92 anni. Sono testi anche inediti e rari per ricordare e assieme celebrare, come lo descrive Silvio Ramat in 80 poeti contemporanei. Omaggio a Luciano Erba, «un poeta che ha saputo incidere, sulle pareti spesso refrattarie della nostra moderna lingua, versi di una semplicità stranamente durevole. Versi che si ricordano».

 UNA TRADUZIONE (Blaise Cendrars)

 

La tête

 

La guillotine est le chef-d’oeuvre de l’art plastique

Son déclic

Crée le mouvement perpétuel

Tout le monde connaît l’oeuf de Christophe Colomb

Qui était un oeuf plat, un oeuf fixe, l’oeuf d’un inventeur

La sculpture d’Archipenko est le premier oeuf ovoïdal

Maintenu en équilibre intense

Comme une toupie immobile

Sur sa pointe animée

Vitesse

Il se dépouille

Des ondes multicolores

Des zones de couleur

Et tourne dans la profondeur

Nu.

Neuf.

Total.

 

La testa

 

Capolavoro d’arte plastica è

La ghigliottina

Il suo scatto

Crea il moto perpetuo

Tutti conoscono l’uovo di Colombo

Un uovo piatto, fisso, da inventore

Soltanto la scultura di Archipenko

È il primo vero uovo ovoidale

Sta in intenso equilibrio

Come un’immobile trottola

Sulla sua punta animata

Velocità

Strip-tease

Di fasce variopinte

Di cerchi colorati

Vortica nello spazio

Nudo

Nuovo

Totale

Uovo

 

   
 

 

 

Luciano Erba (1922-2010) ha sempre vissuto a Milano con brevi soggiorni all’estero. Francesista e comparatista, ha insegnato soprattutto in Università Cattolica, dove si è laureato nel 1947. È stato uno dei maggiori poeti italiani del secondo Novecento, messosi in luce negli anni cinquanta all’interno della Linea lombarda e della Quarta generazione: Tra le sue raccolte vanno ricordate almeno: Linea K (Guanda, Milano 1951), in cui la lettera assente dall’alfabeto italiano indica una realtà ai margini non evidente eppure necessaria; Il male minore (Mondadori, Milano 1960) e, vent’anni dopo presso lo stesso editore, Il nastro di Moebius, pre­mio Viareggio 1980, intriso di riferimenti quotidiani e autobiografici sullo sfondo di un paesaggio lombardo come terra di frontiera sociale e interiore; poi Il tranviere metafisico seguito da Quadernetto di traduzioni (Libri Scheiwiller, Milano 1987, premio Bagutta e inserito in L’ippopotamo, Einaudi, 1989) fino a L’ipotesi circense (Garzanti, Milano 1995, premio Pen Club) e ancora da Mondadori nel 2000 Nella terra di mezzo, con traduzioni da Villon. Tutte le sue Poesie (1951-2001) sono uscite negli “Oscar” Mondadori a cura di Stefano Prandi nel 2002, anno dell’autoantologia Si passano le stagioni presso Interlinea, che ha in programma una raccolta complessiva postuma nella collana “Lyra” fondata e diretta dallo stesso poeta con Franco Buffoni, Maria Corti e Giovanni Tesio. Ha ricevuto anche il premio internazionale alla carriera del Festival internazionale di poesia civile di Vercelli in concomitanza con l’uscita di Un po’ di repubblica (sempre Interlinea, Novara 2005). La prima raccolta delle sue traduzioni è stata pubblicata nella serie della rivista “Testo a fronte” edita da Guerini e Associati nel 1991 con il titolo Dei cristalli naturali e altri versi tradotti (1950-1990). Sul versante degli studi si segnalano l’edizione critica delle lettere di Cyrano de Bergerac e i saggi Huysmans e la liturgia. E alcune note di letteratura francese contemporanea (Adriatica, Bari 1971) e Magia e invenzione. Note e ricerche su Cyrano de Bergerac e altri autori del primo Seicento francese (Vita e Pensiero, Milano 2002). Le sue poesie sono tradotte in diverse lingue su riviste e antologie e di recente sono usciti The hippopotamus nella traduzione di Ann Snodgrass (Guernica, Toronto 2003) e The greener meadow. Selected poems, nella traduzione di Peter Robinson (Princeton University Press, Princeton 2007).

 

 

Luciano Erba, I miei poeti tradotti, a cura di Franco Buffoni, con la collaborazione di Lucia Erba e Anna Longoni, Interlinea, Novara 2014, pp. 312, euro 18.
Testi Da Cendrars, Claudel, De Sponde, Frénaud, Gautier, Gunn, Hugo, Jacob, Machado, Michaux, Neruda, Ponge, Racine, Reverdy, Rodenbach, Saint-Amant, Swenson e Villon

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Fra Gioachino un anno dopo

1 settembre 2014 alle 11:24 | Pubblicato su Interlinea, Novara, Ricordo, Spiritualità | Lascia un commento

Il ricordo del francescano novarese più amato

Mercoledì 10 settembre alle 18 nella chiesa di S. Andrea a Novara messa e presentazione di un libo sul popolare frate

Fra Gioachino Uberti: Una vita umile sulle orme di Francesco d’Assisi s’intitola il libro dedicato al popolare frate novarese scomparso un anno fa, a cura di Dorino Tuniz con ampio corredo fotografico e testi tratti dal diario, edito da Interlinea e presentato, nel giorno del primo anniversario della morte, mercoledì 10 settembre, alle ore 18,30 nella chiesa di S. Andrea a Novara, in via Maestra, dopo una messa in suffragio con inizio alle ore 18.

Il volume ripercorre la lunga vita del diacono francescano, nato nel 1922, che ha operato a Novara per mezzo secolo, dando vita tra l’altro a un gruppo chierichetti seguitissimo da più generazioni,  e poi è stato guardiano del convento del Monte Mesma sul lago d’Orta. Come è stato scritto, fra Gioachino Uberti è stato «un personaggio che ha creato fiducia in noi stessi, lasciandoci lavorare senza farci violenza, al massimo spolverandoci con il cordone. In tutti i novaresi che hanno frequentato S. Andrea e il Monte Mesma sono familiari i suoi occhi severi e scrutatori, il suo incedere lento e controllato, ma soprattutto la fraterna partecipazione alle tribolazioni e alle felicità di ciascuno».

Il libro contiene anche testimonianze scritte da fra Maggiorino Stoppa, fra Mauro Zella, fra Gianmaria Pezzana, Oscar Monzani, Otello Cerri e Roberto Cicala, con una serie di meditazioni, come questa scritta nel suo diario poco prima della morte: «Il mio è stato un cammino di alti e bassi, di momenti di fedeltà e di tradimenti alla sua volontà, di momenti in cui avrei voluto amarlo, ma non sempre ce l’ho fatta. Quanta debolezza! Lascio a Lui il giudizio, so che mi ama, e che il suo amore è fedele. Non stancarti di me, Signore, prendimi come sono e trasformami come Tu vuoi. Dammi fedeltà e perseveranza. Grazie per il dono della vita; grazie per il dono della tua Chiesa, per il dono della vocazione religiosa francescana. Grazie per quanti ho incontrato nella vita: i genitori, i familiari, i confratelli, gli amici, i nemici. Tutti sono stati per me un dono».

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