200 anni fa a Milano la tragica fine di Giuseppe Prina. Interlinea ricorda il ministro delle finanze di Napoleone

18 aprile 2014 alle 12:59 | Pubblicato su Interlinea, Novara, Novaresi nella storia, Storia | Lascia un commento

«Riuscirà mai questo nostro Paese a capire quanto convenga che il bene comune prevalga sull’interesse individuale? Riuscirà mai a riconoscere il valore e ridare il giusto onore al “povero”, “geniale” Giuseppe Prina?»
(Paolo Cirri, in Giuseppe Prina, Interlinea 2014)

Il 20 aprile 1814 l’evento cui assistette Manzoni e la damnatio memoriae del ministro che risanò con rigore ed equità i bilanci dal Regno di Sardegna al Regno italico di Napoleone

A Milano il detto «fare la fine del povero Prina» è stato popolare a lungo, fin da quel 20 aprile di 200 anni fa in cui il grande ministro delle finanze di Napoleone fu ucciso a ombrellate in piazza San Fedele, come ricorda lo storico Paolo Cirri inGiuseppe Prina (Interlinea, pp. 48, euro 5) svelando retroscena su chi davvero volle la sua morte e ricordando che Milano deve ancora fargli il funerale.

Come ha scritto Leonardo Sciascia, «il Prina coltivava l’utopia di far pagare le tasse a chi doveva pagarle». Paolo Cirri firma per Interlinea nel bicentenario della morte Giuseppe Prina. Il genio delle finanze di Napoleone, storia del Ministro delle Finanze del Regno di Sardegna (a soli trentadue anni), poi della Nazione piemontese, quindi della Repubblica italiana e del Regno italico, apprezzatissimo da Napoleone, che lo volle ininterrottamente al suo servizio dal 1802 al 1814. Giuseppe Prina, assassinato a soli 47 anni a Milano durante un tumulto fomentato dall’aristocrazia e cancellato dalla memoria storica, fu, come racconta l’autore, «un uomo di capacità, qualità e doti eccezionali espresse soprattutto nel campo dell’amministrazione finanziaria, ma anche nel sapere giuridico e nell’intuito politico». Basti pensare che, durante la propria carriera nell’amministrazione pubblica, Giuseppe Prina abolì privilegi e monopoli delle classi più abbienti imponendo, con una ferrea volontà di esazione, imposte progressive sul lusso; bloccò le spese ingiustificate e gli abusi nell’assegnazione di appalti, combatté il contrabbando e, in un momento di particolare difficoltà dello Stato, rinunciò a oltre un terzo del proprio stipendio. La sua integrità, onestà, azione decisa senza remore e condizionamenti continuarono anche dopo essere stato nominato Ministro delle Finanze da Napoleone, dove continuò l’opera di eliminazione della corruzione, ricerca del personale più valido, introduzione di meccanismi premianti e recupero dei crediti: «somme mai incassate per negligenza, imperizia, menefreghismo e atavica propensione all’evasione fiscale». Tutti dati verificabili perché, in anticipo su ogni altro Stato europeo e non solo, Giuseppe Prina introdusse la pubblicazione del rendiconto dell’amministrazione finanziaria nazionale, il “budget”.

L’opera del “povero” Prina attirò, come prevedibile, l’odio di personaggi influenti i quali, dopo aver cercato di infangarne il nome, ne decretarono la morte fomentando un tumulto che il 20 aprile 1814, subito dopo la caduta di Napoleone, dalla sua casa davanti alla chiesa di San Fedele lo costrinse fra le mani della folla armata di bastoni, mazze e, dettaglio non trascurabile, ombrelli di seta. Il genio delle finanze di Napoleone morì così e finì in una fossa comune presso il cimitero della Moiazza, senza lapide o sepoltura, dimenticato dalla memoria storica. La sua lezione invece, come ci dimostra Paolo Cirri, andrebbe ben studiata anche oggi, dopo l’attenzione che gli hanno dedicato Sciascia oltre ad autori milanesi del passato come Tommaso Grossi (La Prineide è il titolo di una sua opera), Giuseppe Rovani e Giovanni Biffi.

Cirri, Giuseppe Prina 180

Paolo Cirri, Giuseppe Prina, il genio delle Finanze di Napoleone
Interlinea, pp. 48, euro 5, isbn 978-88-8212-965-1

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