La Malinconia (Melencolia I) di Albrecht Dürer, 1514

15 dicembre 2011 alle 11:09 | Pubblicato su Interlinea | Lascia un commento
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Bulino, mm 240×185.
A destra, verso il basso, sul gradino, «1514» e, sotto, il monogramma dell’artista; in alto a sinistra «Melencolia I».
Esemplare di II stato su due, con il nove nel senso corretto. Qualche macchia in alto.
Bibl.: Bartsch 74; Meder 75; Panofsky 147; TIB 074; Fara 54.
Inv. 1061.

In un ambiente cupo illuminato parzialmente da alcuni bagliori, siede una figura femminile alata nei pressi di una torretta, identificata solitamente con una fornace; nelle vicinanze vi è uno specchio d’acqua sorvolato da una cometa e sovrastato da un arcobaleno. Tutt’intorno vi è una grande quantità di oggetti di varia natura: molti sono utilizzati comunemente dagli artigiani e dagli artisti, altri, ad esempio il parallelepipedo a sinistra, la sfera in basso e il “quadrato magico” in alto a destra, hanno un valore simbolico.

La figura femminile è da identificare, come indicato anche dalla scritta presente sulle ali del pipistrello, come la personificazione della Malinconia. Il termine, derivante dal sostantivo greco composto da µev¬å~ (nero) e colhv (bile), significa “bile nera”, ovvero uno dei quattro umori (sangue, linfa, bile e bile nera) che secondo Ippocrate concorrevano alla formazione del carattere ma, qualora uno di questi fosse prevalso sugli altri creando squilibrio, avrebbero causato i temperamenti anomali, ovvero sanguigno, flemmatico, bilioso o melanconico.

Ad oggi le interpretazioni dell’opera sono numerose e pertanto qui si segnalano le tre ritenute più accreditate, senza che nessuna di loro sia universalmente riconosciuta (lo studio di riferimento che ne svolge una ricognizione e avanza un’ulteriore supposizione è quello di Schuster del 1991).

Una delle ipotesi più antiche è stata formulata da Lippmann (1893, p. 51) che riprende il testo Margaritha Philosphica di Gregor Reisch (un trattato enciclopedico pubblicato nel 1504 e 1508), affermando che l’opera in esame vada accorpata al Cavaliere, la Morte e il Diavolo e al San Gerolamo nello studio poiché esse rappresenterebbero, in ordine, le virtù intellettuali, morali, teologiche.

Nello stesso testo si trova, inoltre, un possibile precedente iconografico poiché è raffigurata la personificazione della Geometria come una donna seduta a un tavolo mentre con un compasso misura una sfera, circondata da molti oggetti e figure impegnate in attività di misurazione e studio, utilizzando diversi strumenti, molti dei quali ripresi da Dürer.

Un’altra rilevante interpretazione dell’opera è stata proposta da Panofsky nel 1943 (2006, pp. 203-222): lo studioso riprende la teoria dei quattro umori rilevando come per i filosofi contemporanei a Dürer, esponenti del neoplatonismo vicini a Cornelio Agrippa di Nettesheim, il temperamento malinconico, quando non eccessivo, fosse, contrariamente alla teoria antica, favorevole alla formazione di personalità geniali nel campo artistico e letterario. Questo concetto è iconograficamente associato, nell’opera di Dürer, alla Geometria, rappresentata da numerosi strumenti: ad esempio, il libro, il calamaio e il compasso raffigurano la geometria pura, il quadrato magico, la clessidra, la campana e la bilancia simboleggiano la misurazione dello spazio e del tempo, gli strumenti tecnici la geometria applicata, il romboide la stereografia. Tramite l’associazione di malinconia e geometria Dürer avrebbe creato un’immagine non solo simbolica ma anche fortemente psicologica, espressiva della malinconia dell’artista, che aspira a un’arte perfetta ma si scontra con la finitezza umana, offrendo con questa immagine, secondo le parole dello stesso Panofsky, un potente «autoritratto spirituale».

Diversamente da questa interpretazione quella di Calvesi (1969, pp. 37-96) offre una lettura in chiave alchimistica: la figura sarebbe la personificazione della “melanosi” (o “nigredo”) corrispondente al primo momento del processo creativo, in cui l’uomo, come un artista, si propone di mutare tramite l’immaginazione la realtà. Da qui deriva la spiegazione degli oggetti che circondano la Malinconia, tutti strumenti e simboli inerenti al fare alchemico: ad esempio, il putto è interpretato come Mercurio, che presiede alle operazioni, la scala ha sette gradini, che rappresentano i diversi gradi di ascesa dalla materia all’elevazione spirituale. Il parallelismo tra l’evoluzione spirituale alchemica e quella artistica (entrambi prevedono operazioni mentali e pratiche) sarebbe pertanto evidente.

A cura di Giulia Basilico

(estratto dal catalogo della mostra

Albrecht Dürer. Le stampe della collezione di Novara,

a cura di Paolo Bellini, Interlinea)

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