Dürer e la raccolta delle sue stampe a Novara

14 dicembre 2011 alle 13:51 | Pubblicato su Interlinea | Lascia un commento
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Dalla presentazione del catalogo

Non era come gli altri artisti e fin dagli anni della sua formazione ha compiuto scelte fuori dall’ordinario, mostrando un desiderio di conoscere che molti suoi colleghi di allora non avevano in uguale misura, né avevano avuto. Intorno al 1497 ha cominciato a intagliare alcune grandi tavole per illustrare l’Apocalisse e altre per la serie che sarebbe stata poi chiamata la Grande Passione, creando opere che, per il formato e la maestria tecnica dell’intaglio su legno, superavano di gran lunga i lavori silografici fino ad allora compiuti e facevano apparire le prove precedenti come impacciati tentativi di semplici artigiani. Accanto però a questa inusitata e straordinaria maestria nel maneggiare le sgorbie e nel creare incisioni su legno nuove nel formato e nella loro stessa concezione, Dürer ha mostrato, fin da questi lavori, di sapere presentare spesso anche opere dotate di contenuti significativi e pregnanti, ricchi di rimandi allegorici e di dense iconografie. Singolare è stato non solo come artista, ma anche come uomo: colto, aperto al nuovo, amico di letterati e studiosi, attento a non coltivare credenze religiose di facciata, capace di maturare un’esperienza interiore che lo porterà nell’ultimo decennio a interessarsi e ad avvicinarsi alla predicazione di Lutero. Di questa eccezionalità erano convinti i contemporanei, a cominciare da W. Pirckheimer, che sulla lapide dell’amico artista fece incidere questa significativa epigrafe: «Ciò che di mortale fu di Albrecht Dürer riposa in questa tomba».

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Questa ammirazione dei contemporanei per Dürer è proseguita nel tempo, preservandosi, a dispetto delle mode, anche nei secoli successivi, orientata soprattutto nei riguardi delle sue eccezionali capacità di incisore. Non meraviglia dunque che un collezionista di largo respiro come Venanzio De Pagave abbia incluso nelle sue raccolte anche un cospicuo numero di stampe düreriane. Basterà qui ricordare che proveniva da una famiglia di origine spagnola, trasferitasi a Milano fin dal XVI secolo, quando si era instaurato il dominio spagnolo sulla Lombardia, più tardi sostituito dal potere asburgico che convalidò i titoli nobiliari della famiglia, assegnando anche alcuni incarichi ufficiali a Venanzio, la cui vita si chiuse nel 1803. Una consistente parte delle collezioni di Venanzio è poi passata per eredità a uno dei quattro figli, Gaudenzio. Fra questi beni vi erano anche le stampe, che Gaudenzio portò sempre con sé nei suoi vari spostamenti: sappiamo ad esempio che le aveva con sé a Brescia, dove dal 1826 al 1833 ricoperse la carica di delegato. Nelle proprie disposizioni testamentarie nominò erede delle sue sostanze la città di Novara e nel 1833, anno della sua morte, venne redatto un inventario delle sue proprietà, che conteneva un elenco dei disegni di architettura e delle stampe. Insieme ai quadri, ai disegni e ai libri, le stampe vennero portate a Novara in una data compresa fra il 1835 e il 1852. Nella collezione le stampe düreriane erano conservate in un grande album, oggi non più esistente, ma idealmente ricostruito da Aurora Scotti. Con ogni probabilità voleva essere un tentativo di raccogliere le più importanti e note incisioni di Dürer, ma con aggiunte di fogli di altri artisti (italiani, tedeschi e olandesi). Il volume si apriva con una piccola galleria di ritratti: dapprima un’incisione del tedesco Luca Kilian (1579-1637), il Doppio ritratto di Dürer (c. 1628), un bulino che mostra in due pose l’artista, in piedi, ai lati di un tavolo su cui si legge la scritta: «labore et constantia»; appesi ai lati vi sono vari strumenti associati al lavoro di Dürer come pittore, incisore e teorico dell’arte; nella parte superiore si trova una scritta, che riporta le date di nascita e di morte dell’artista e ripete l’epigrafe di Pirckheimer, sormontata da uno stemma che raffigura una porta aperta. L’opera successiva nell’album era un altro Ritratto di Dürer, sempre dello stesso Kilian, cui faceva seguito un terzo ritratto, questa volta del padre dell’artista, inciso da Wenzel Hollar (1607-1677). In totale il grosso volume conteneva 245 stampe incollate su 128 pagine.

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La raccolta düreriana di Novara annovera 178 fogli, includendo fra loro anche alcune stampe non di Dürer, ma da lui derivate (eseguite da suoi seguaci o imitatori coevi), più un suo ritratto inciso da E. Schön. L’intera raccolta che viene esposta in questa mostra comprende 73 opere incise con il bulino, un’acquaforte (Il grande cannone) e un centinaio di silografie. Sono presenti nella raccolta tutte le grandi serie düreriane, in modo completo la Piccola Passione incisa a bulino (16 stampe), la Grande Passione (11 stampe, ma manca il frontespizio), la Piccola Passione su legno (36 stampe, anch’essa però priva del frontespizio), la Vita della Vergine (19 stampe, manca il frontespizio raffigurante La Vergine appare a san Giovanni, Meder 163). Della serie sull’Apocalisse sono presenti solo 9 tavole su un totale di 16 e anche qui manca il frontespizio.

È stata una scelta opportuna quella di predisporre questa mostra dei fogli di Dürer accompagnata da un catalogo, che per la prima volta pubblica le immagini di tutti gli esemplari düreriani della raccolta novarese.

Le schede che in questo volume commentano le opere sono state concepite al fine di colmare un certo vuoto nell’ambito della letteratura artistica düreriana, specie per quanto riguarda le pubblicazioni italiane. Come è noto infatti, gli studi sulle incisioni di Dürer sono numerosissimi e alcuni molto settoriali, specie nell’ambito dei Paesi di lingua tedesca. In Italia, negli ultimi decenni, si sono avute alcune pubblicazioni importanti al riguardo. In questi testi vengono con merito messi in luce gli aspetti storici, le cronologie e le fonti da cui l’artista potrebbe aver derivato alcune sue opere, mentre poco o quasi nessun rilievo sembra dato all’approfondimento iconografico. Per questa ragione nelle schede del presente catalogo tale aspetto viene invece ampiamente analizzato, nella convinzione che la comprensione piena di un soggetto sia una base necessaria per il corretto inquadramento di altri dati relativi a un’opera.

Nel caso di Dürer questa direzione di ricerca si rivela particolarmente ricca di scoperte, mettendo in risalto particolari non sempre percepiti a un primo sguardo e insieme permettendo di scoprire come una tale ricchezza e profusione di dettagli non sia un semplice adeguamento a una prassi iconografica del tempo, ma una via in fieri, nelle mani dello spettatore, per cogliere significati più sottili e interiori, che travalicano i confini di quanto l’opera illustra in prima istanza.

In Dürer molti soggetti sono “tradizionali”, ma spesso il modo con cui vengono affrontati e sottilmente proposti è nuovo e differente. Ad esempio nei tre cicli cristologici le modalità di rappresentazione dei frontespizi cercano di raccogliere in un’unica immagine tutte le varie fasi di sofferenza della Passione. Altri soggetti, del tutto nuovi, affrontano tematiche teologico-esistenziali, come Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo, La tentazione dell’ozioso, La Malinconia o come l’enigmatico Mostro marino (di cui la raccolta novarese possiede un esemplare mutilo) che, a dispetto del titolo, potrebbe nascondere una sottile allegoria della salvezza.

Paolo Bellini

(estratto dal catalogo della mostra

Albrecht Dürer. Le stampe della collezione di Novara,

a cura di Paolo Bellini, Interlinea)

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