Quell’unico romanzo italiano intitolato al muro di Berlino:

19 maggio 2011 alle 15:13 | Pubblicato su Editoria, Interlinea | Lascia un commento

Il muro di Berlino viene eretto, in pochi giorni, intorno alla metà di agosto del 1961. Il mese dopo, a Sesto Calende, Enrica Gnemmi (1922-2004) inizia a scrivere un romanzo, concluso nel settembre successivo e subito dato alle stampe, che rappresenterà l’unica opera d’invenzione intitolata in Italia, fra il 1961 e il 1989, al Muro di Berlino. A cinquant’anni esatti il romanzo è riscoperto e riproposto da Interlinea in una nuova edizione a cura di Paolo Zoboli.

Il libro narra la tormentata vicenda di Stefàn Rossbach dal «carcere orientale» di Berlino est, dove è preso in un «ingranaggio misterioso», a una angosciosa fuga al di là del Muro, tra le «folle anonime» del libero Occidente, nella vana ricerca di una impossibile libertà: una vicenda chiaramente modellata dalla scrittrice sulle predilette Ultime lettere di Jacopo Ortis ma da lei immersa in una atmosfera onirica e irreale memore, non casualmente, del Processo di Kafka.

La presentazione del romanzo è in programma a Sesto Calende, luogo natale della scrittrice dove il Comune distribuirà copie a scuole e istituzioni, sabato 14 maggio (sala consiliare del Comune, piazza Mazzini) con Paolo Giovannetti e il curatore Paolo Zoboli, già curatore di opere di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi e di Camillo Sbarbaro, nonché autore di studi sulla poesia ligure e sulla tradizione dei classici antichi nel nostro Novecento (tra cui Linea ligure. Sbarbaro, Montale, Caproni, edito da Interlinea).

L’edizione di Il muro di Berlino di Enrica Gnemmi si compone di una attenta introduzione, del testo del romanzo accuratamente rivisto ed emendato dei numerosi errori di stampa, di una incompiuta e inedita “continuazione” degli anni sessanta, nonché di un accurato apparato critico e di un ricco apparato di note, necessarie a esplicitare la ricchissima trama di rinvii – storici, letterari, filosofici, artistici, musicali – che contribuiscono a rendere particolarmente denso e prezioso il testo della Gnemmi.

 

UN BRANO DEL LIBRO

Un bastione senza torri. Stefàn vi andava tutte le sere da un anno. Giungeva fino a dieci passi da esso. Guardava le luci dell’altro pianeta poi tornava a casa. Aveva sentito un moto di ribellione la prima volta, quando il Muro era stato alzato, ma l’indifferenza aveva subito ripreso il suo posto nell’anima consegnata al silenzio. Stefàn andava tutte le sere al Muro perché nessuno ci andava. Quella sera, però, fece una cosa insolita: superò il limite che si era imposto. Nove, otto, tre, un passo. Il Muro era lì a portata delle sue dita. Se lo avesse toccato, se avesse sentito sulla pelle il freddo del cemento, avrebbe saputo inequivocabilmente che il Muro era una realtà alla quale non avrebbe potuto opporre la sua indifferenza. E poi che avrebbe dovuto fare? conoscere ancora la sofferenza, l’odio, l’ira? Per un attimo Stefàn giocò con la tentazione che lo voleva uomo vivo, ma la pigrizia ebbe la meglio. Ritrasse le dita. Voltò le spalle. Uno, due, sette, dieci passi: era salvo. Sarebbe andato da Cristal. Non la vedeva da molti mesi. La casa era tetra, la scala buia. La camera era sotto il tetto. Salì adagio. Bussò una sola volta: un colpo forte e breve. Cristal aperse subito. «Stefàn», disse con gioia. Egli entrò.

Enrica Gnemmi, Il muro di Berlino, a cura di Paolo Zoboli, Interlinea, pp. 304, euro 20

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