I personaggi e le storie risorgimentali del Piemonte

19 maggio 2011 alle 15:15 | Pubblicato su Editoria, Interlinea | Lascia un commento
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Il Risorgimento è animato da storie emozionanti, umane, commoventi di uomini e donne che sperarono, soffrirono, patirono la galera, combatterono, vissero e morirono per la patria, l’indipendenza, la libertà, la giustizia e l’uguaglianza. Interlinea vuole rendere omaggio ai protagonisti di questo periodo storico attraverso il libro di Massimo Novelli La cambiale dei mille e altre storie del Risorgimento: l’autore, torinese con ascendenze alessandrine, fa rivivere episodi e personaggi a volte decisivi, a volte apparentemente minori, in taluni casi poco noti oppure venuti alla luce di recente. Un legame con la sua terra d’origine l’autore lo rivela nel racconto Il tricolore di Alessandria:

La storia ci dice pertanto che il giorno dopo l’occupazione della Cittadella di Alessandria, fatta costruire da Vittorio Amedeo II nel 1728 […], gli insorti inalberarono il tricolore e formarono una giunta di governo. A quel punto il colonnello Guglielmo Ansaldi, comandante in seconda della brigata Savoia, proclamò la “solita” Costituzione spagnola e affermò la volontà di battersi per l’indipendenza italiana. Non è che la dichiarazione d’intenti e il desiderio di battersi per l’Italia fossero così chiari e scontati per tutti gli animatori del moto rivoluzionario. E nemmeno il tricolore, sbattuto dal vento ancora freddo di marzo tra spalti e bastioni, era quello che oggi conosciamo. Quale fosse davvero, di che genere e tinta, del resto, è tuttora un mistero. O quantomeno una controversia annosa. Se per alcuni storici la bandiera innalzata dai nostri era sì rossa e verde, in memoria del regno italico, ma anche azzurra per rendere omaggio alla dinastia dei Savoia, per altri il colore del cielo non c’entrava proprio niente e bisognava, semmai, chiamare in causa l’amaranto dei carbonari. Le idee erano (e sono) abbastanza confuse, come si può vedere. Soltanto una cosa pare certa: i pronunciamenti liberali e nazionali, l’ostilità verso l’Austria, che pure si declinavano veri e puri, non intaccavano la fedeltà dinastica della stragrande maggioranza dei rivoltosi.

Tra i diversi protagonisti del volume ricordiamo il rivoluzionario conte Carlo Bianco di Saint Jorioz, il capitano e avventuriero Celso Cesare Moreno, il sergente Cirio, l’industriale Alessandro Antongini che finanziò i Mille, la garibaldina Tonina Marinello e la conturbante contessa Maria Martini.

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